AltoVicentino Mayors Adapt Strategy – cos’è ? Che cosa comporta? Ne parliamo con Giulio Pesenti

Il 14 dicembre 2021 alle 20:30 si terrà online l’evento di presentazione dei risultati del processo partecipato di LIFE Beware: un piano di adattamento per l’Altovicentino (per info e iscrizioni: https://bit.ly/BewarePAzione) Ma che cos’è un piano di adattamento al cambiamento climatico o più specificatamente un Piano di Azione territoriale per l’adattamento al cambiamento climatico? Ne parliamo oggi con Giulio Pesenti.

Giulio Pesenti, facilitatore e designer del processo partecipato di LIFE Beware per Veneto Agricoltura, è stato intervistato nell’ambito del progetto LIFE Beware per dare voce al nuovo Piano di adattamento al cambiamento climatico per l’Altovicentino. La sua stesura, infatti, è stata un’occasione davvero unica per un confronto su un tema come quello della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, che coinvolge tutti i gruppi sociali, nessuno escluso.

1) Come spiegheresti a chi ci segue cos’è Piano d’Azione Territoriale ? E che cosa comporta per i comuni che vi aderiscono? Quali sono gli obiettivi che LIFE BEWARE vuole raggiungere attraverso il Piano?

AltoVicentino Mayors Adapt Strategy si inserisce nel contesto della Covenant of Mayors, che cos’è e perché è importante per il territorio?

Cominciamo innanzitutto da che cos’è un piano d’azione territoriale per l’adattamento climatico e a che cosa ci serve. Come sappiamo ormai tutti, gli effetti del riscaldamento globale hanno già cominciato a manifestarsi prepotentemente in ogni angolo del pianeta e cittadini, organizzazioni e governi stanno correndo ai ripari implementando strategie e azioni per prevenire e mitigare i potenziali danni.

Spesso viene posta l’attenzione su quali nuove abitudini e comportamenti virtuosi dovrebbero essere adottati dai singoli cittadini, oppure, dal lato opposto, quali leggi e roadmap nazionali e transnazionali sarebbero necessarie per raggiungere determinati target nei successivi 10, 20 o 50 anni. La Commissione Europea, ad esempio, si è posta come obiettivo strategico il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

Tra questi due estremi vi sta più del 90% della realtà in cui viviamo, fatta di infrastrutture, territori, flussi di energia, cibo, risorse e organizzazioni umane, pubbliche e private. Questo spazio collettivo è dove possiamo intervenire concretamente e in prima persona per innescare profondi cambiamenti e innovazioni sistemiche, con l’obiettivo di rendere la nostra vita più prospera e al contempo più resiliente, sia da un punto di vista sociale che economico e ambientale.

Ed è in questo spazio che si inserisce il piano d’azione BEWARE. Esso risponde ai bisogni e alle criticità individuate tra chi vive un determinato territorio (nel nostro caso l’AltoVicentino) e propone azioni e interventi concreti ed efficaci in ottica di adattamento verso futuri eventi climatici intensi o estremi (inondazioni, tempeste, siccità, etc). Le iniziative sono state immaginate e sviluppate dagli attori stessi, un bel mix di studenti, professionisti, tecnici e amministratori. Il tutto attraverso un percorso partecipato durato circa un paio d’anni, iniziato con diversi incontri e workshop sui temi del progetto e conclusosi con incontri di gruppo online e tavoli di lavoro per la definizione delle proposte. Queste ultime potranno essere adottate fin da subito dalle amministrazioni comunali interessate, le quali, se vorranno, potranno anche avvantaggiarsi della rete e della collaborazione che si è venuta a sviluppare tra i partecipanti durante il percorso.

Questa fase di co-creazione collettiva del piano è avvenuta parallelamente allo sviluppo di un altro piano d’azione condotto da molte amministrazioni comunali locali, legato all’iniziativa europea del Covenant of Mayors e conosciuto da molti con l’acronimo PAESC, ovvero Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima. Il PAESC è caratterizzato da un orizzonte temporale di 10 anni e spinge i comuni firmatari ad impegnarsi nell’implementazione delle azioni contenute in esso nel corso di questo lasso temporale, in modo autonomo o, sperabilmente, in concerto con i comuni limitrofi.

Per il progetto BEWARE il PAESC si è trasformato così in un’occasione per aumentare la diffusione e l’adozione delle proprie proposte tra i comuni del territorio, promuovendo tra le amministrazioni locali con l’obiettivo e l’auspicio di farle integrare nella programmazione territoriale da qui al 2030.

2) Fin dagli albori del progetto LIFE Beware è stata riscontrata molta partecipazione da parte della comunità dell’AltoVicentino, qual è secondo te la chiave che ha suscitato tanto interesse e sostegno al progetto?

Uno degli aspetti che più mi piacciono del percorso di coinvolgimento che abbiamo organizzato è stata l’attenzione e la cura data ai rapporti umani, sia tra i membri del team di lavoro che con tutte le persone e i gruppi con cui siamo entrati in contatto.

In questo periodo storico dove siamo tutti distanziati, immersi nelle bolle emotive dei social network e con una sempre più debole capacità di entrare in relazione e di fidarci degli altri (e delle istituzioni), aver avuto questi momenti di incontro è stato essenziale. I cambiamenti climatici possono spaventare per la loro pericolosità e complessità, ma possono anche offrire uno stimolo per rimboccarsi le maniche e impegnarsi dando il proprio contributo assieme alla comunità. E questo senso di comunità si è sempre percepito molto forte durante il progetto, anche quando a causa della pandemia abbiamo dovuto reinventarci portando tutte le nostre conversazioni ed esperienze negli eventi online. Le relazioni si creano quando le persone hanno lo spazio per dire la (loro) verità, anche quando è scomoda, anche quando si tratta di di mettere in dubbio alcune certezze o di condividere i propri fallimenti. Permettere questo ascolto nei gruppi porta a generare fiducia, e quando hai fiducia allora (e solo allora) puoi pensare di ottenere una collaborazione o di ragionare sulle possibili strategie. Tutto questo può sembrare scontato ma purtroppo non lo è affatto: spesso dimentichiamo di aver a che fare con esseri umani e ci concentriamo solo sui tecnicismi, sui dati e sui problemi da risolvere. Richiede il suo tempo. A volte mesi, a volte anni se le comunità sono in conflitto, ma una volta che le persone fanno sistema e basano il loro lavoro su basi solide le probabilità di ottenere buoni risultati può davvero aumentare esponenzialmente.

3) In questo percorso partecipativo il Piano d’Azione parla di una strategia che comprende un percorso fatto di testa, cuore e mani in un processo non sempre facile e privo di ostacoli. Se dovessi fare un bilancio ad oggi, pensi che “testa” e “cuore” abbiano funzionato sinergicamente? Quali prospettive si hanno per la terza e ultima fase, quindi per le azioni concrete dei prossimi mesi?

Lo schema “TESTA – CUORE – MANI” è il modello teorico più (semplice ed) efficace che io conosca per ottenere innovazione sociale in qualsiasi tipologia di contesto o sistema umano.

Di fatto ci ricorda che in qualsiasi cosa noi facciamo, che sia una scelta individuale (come piantare un albero) o collettiva (come scrivere un piano d’azione), sia bene seguire questi tre passi in questo preciso ordine. Nella fase della testa vengono raccolti tutti i dati sulla situazione che si vuole affrontare. Non solo quelli che ci piacciono ma proprio tutti, facendo attenzione che non siano ideologizzati, manipolati o distorti. Tenete in considerazione che la disinformazione dilaga anche nelle cerchie di attivisti del clima e tra coloro che lavorano nel mondo della sostenibilità (ad esempio, se state cercando di ridurre le emissioni di CO2 attraverso l’acquisto e l’uso di tecnologie più efficienti potreste essere caduti nella trappola del paradosso di jevons). L’obiettivo qui non è auto-convincerci di avere ragione, ma avere la visione più chiara e oggettiva possibile di ciò che sta accadendo.

Quando si tratta di problemi planetari poi, le informazioni che arrivano possono essere particolarmente deprimenti (per questo preferiamo convincerci che cambiando le lampadine avremmo risolto il problema!). Ed è qui che si passa allo stadio del cuore, dove abbiamo lo spazio per condividere con le altre persone come stiamo vivendo a livello personale la situazione che si sta studiando e quali strade riusciamo a scorgere per intraprendere un percorso di cambiamento. In questa fase cominciano anche ad emergere nuove possibilità, idee e scenari.

Si arriva così alla parte delle mani, dove si guarda al futuro, ci si dota degli strumenti per progettare e co-creare insieme e si inizia a lavorare su nuovi progetti e iniziative.

Nel nostro caso, il risultato di questo processo è il documento finale del piano d’azione territoriale per l’adattamento climatico. Come abbiamo spiegato prima, la palla passa ora alle amministrazioni comunali che dovranno decidere se integrare queste proposte nei loro PAESC o meno.

É da sottolineare, in questo caso, come la realizzazione del piano soddisfi solo in parte il modello testa-cuore-mani, che si compirebbe solo con l’effettiva realizzazione delle azioni e il coinvolgimento degli stakeholders nell’implementazione di queste. Il pericolo di interrompere il processo a metà e disperdere la rete di persone che si è venuta creare in tutto questo tempo è reale ed è emerso molte volte durante i tavoli di lavoro. Per questo motivo abbiamo introdotto tra le proposte delle azioni “strategiche”, pensate per evitare l’avverarsi di questo problema e per promuovere un processo di collaborazione costante e a lungo termine con tutte le realtà del territorio.

Nel piano abbiamo cercato di inoculare tutta la passione e la saggezza portata dai partecipanti durante i mesi del progetto BEWARE. Un grande grazie a tutti voi e a tutti quelli che hanno reso questa esperienza possibile. Siamo curiosi di vedere come le cose proseguiranno. Incrociamo le dita.

Photo Piano Azione ITA
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